Beni personali del coniuge che vanno in successione per metà

Beni personali del coniuge che vanno in successione per metà

Se la successione del coniuge in comunione legale per certi beni è scontata, per altri non lo è affatto. Relativamente a questi ultimi beni assai di frequente il coniuge superstite non sa neppure di poter vantare diritti anche di rilevante valore economico. Vedremo più avanti di quali beni si tratta.

Nel regime di comunione legale tra coniugi, taluni beni entrano immediatamente in comunione, altri rimangono sempre beni personali del coniuge “acquirente” ed altri entreranno in comunione soltanto al momento dello scioglimento della comunione legale. Proprio questi ultimi sono i beni personali del coniuge che vanno in successione per metà.

Poiché il decesso di un coniuge provoca lo scioglimento della comunione legale, i beni che prima erano in comunione andranno in successione soltanto per metà, essendone il coniuge superstite già contitolare. I beni personali del coniuge andranno invece in successione per intero.

C’è una terza categoria di beni, non tanto conosciuta, che sebbene di esclusiva titolarità del coniuge cade in comunione nello stesso istante in cui si scioglie il regime patrimoniale di comunione legale.

Qui mi occuperò soltanto dell’ultima categoria di beni, quelli che cadono nella c.d. comunione de residuo.

Trattasi di beni personali del coniuge che vanno in successione per la metà.

Vedremo quali sono questi beni, quali le condizioni e se andranno in successione per metà.

Beni personali del coniuge che vanno in successione per metà
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Quali beni personali del coniuge vanno in successione per metà: comunione de residuo

Il codice civile, negli artt. 177 e 178, indica quali beni sono destinati ad entrare in comunione tra i coniugi nello stesso momento in cui risultino ancora esistenti allo scioglimento del regime di comunione legale:

I frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi

Per frutti si intendono sia i frutti naturali, sia i frutti civili (art. 820 cc). I primi sono quelli che provengono direttamente dalle cose (prodotti agricoli, legna, ecc.), mentre i secondi quelli ritraibili come corrispettivo del godimento altrui del bene (interessi, rendite e canone locazione).

I proventi dell'attività separata di ciascuno dei coniugi

L’interpretazione estensiva del termine “proventi”, per concorde dottrina e giurisprudenza, conduce a ritenere ricompresi tutti i redditi individuali prodotti dal coniuge. Sia quelli derivanti da capitale (azioni, quote e partecipazioni) che quelli di lavoro (lavoro dipendente e autonomo). Tra questi ultimi vi rientra anche il TFR (trattamento di fine rapporto).

Gli utili e gli incrementi derivanti dall'attività di impresa di uno dei due coniugi

beni destinati all’esercizio dell’impresa di uno dei coniugi, se l’impresa è stata costituita dopo il matrimonio e soltanto gli incrementi dell’impresa, se la stessa è sorta prima del matrimonio.

La norma (art. 178 cc) riguarda sia l’impresa individuale, che l’impresa societaria di cui il coniuge sia socio illimitatamente responsabile.

Quando si forma la comunione differita

Con la morte di un coniuge, che è una delle cause di scioglimento della comunione legale, i beni sopra elencati vanno a costituire oggetto della comunione.

Nello stesso istante in cui cessa il regime di comunione legale si forma una comunione sui beni che fino a quel momento erano nella piena ed esclusiva disponibilità del coniuge deceduto. La singolarità dello scioglimento del regime di comunione legale per morte del coniuge sta nel fatto che la “comunione” nasce necessariamente tra quello superstite e gli eredi del defunto.

Il presupposto perché ciò possa avvenire è la loro sussistenza (non siano stati consumati) al momento del decesso.

In poche parole su quei determinati beni, quella che era solo un’aspettativa su di essi da parte del coniuge non titolare, si trasforma in un diritto al 50% su di essi del coniuge superstite. Già da qui posiamo intuire i possibili effetti dei beni personali del coniuge che vanno in successione per metà.

Beni personali del coniuge che vanno in successione per metà: dipende dalla natura del diritto

Il diritto al 50% sui beni residui di cui abbiamo appena parlato che natura ha? Si crea una contitolarità sui beni o il coniuge superstite acquista soltanto un diritto di credito pari al 50% del valore?

La questione è di centrale rilevanza, anche ai fini ereditari.

Difatti se il coniuge sopravvissuto diventa contitolare di quei beni potrà liberamente disporne fin da subito limitatamente alla quota del 50% acquistata; soltanto l’altro 50% cadrà in successione.

Se all’opposto, il coniuge acquista solo un credito pari alla metà di valore, dovrà essere liquidato dagli eredi che intanto diverranno titolari dei beni. Inoltre il coniuge andrebbe in concorso con tutti gli altri creditori del de cuius.

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Le soluzioni prospettate

La dottrina quasi unanime e parte della giurisprudenza propende per la natura del diritto del coniuge come diritto di credito. Le riflessioni operate soprattutto alla luce dello scioglimento della comunione legale per cause diverse dal decesso (separazione personale, scelta regime patrimoniale separazione, ecc) hanno inteso privilegiare la libertà imprenditoriale del coniuge. Per tale teoria detti beni non andranno in successione del coniuge in comunione legale.

Altra parte della giurisprudenza ne ha ravvisato un diritto reale e dunque una vera e propria comunione sui beni. L’ipotesi presa in considerazione riguarda il “saldo attivo di un conto corrente intestato ad uno dei coniugi” ambito della successione del coniuge.

Il problema riguarda soprattutto frutti, proventi, redditi e beni collegati all’attività imprenditoriale che risultino ancora esistenti al momento dello scioglimento della comunione legale.

La disciplina deve essere distinta da quella dei beni che erano già comuni tra i coniugi e da quella dei beni personali che, invece, rimangono estranei alla comunione.

Quali beni del coniuge entrano nella comunione de residuo?

La comunione de residuo riguarda determinate categorie di beni individuate dagli artt. 177 e 178 c.c., quando sussistono al momento dello scioglimento della comunione legale.

Tra le situazioni più importanti rientrano:

  • i frutti dei beni personali di ciascun coniuge
  • i proventi dell’attività separata
  • determinati beni destinati all’esercizio dell’impresa
  • gli incrementi dell’impresa nei casi previsti dalla legge

La caratteristica fondamentale è che questi beni non entrano necessariamente nella comunione durante il matrimonio, ma possono assumere rilevanza al momento dello scioglimento della comunione legale.

Comunione de residuo: il coniuge superstite ha diritto al 50%?

La risposta deve essere coordinata con la natura giuridica della comunione de residuo.

Dopo l’intervento delle Sezioni Unite della Cassazione, la posizione del coniuge superstite è ricostruita in termini di diritto di credito, secondo quanto illustrato nella parte principale dell’articolo.

Questo significa che non si deve confondere automaticamente il diritto del coniuge superstite con una comproprietà materiale immediata sul singolo bene.

La distinzione è particolarmente importante quando si procede alla dichiarazione di successione e occorre stabilire quale valore debba essere ricondotto all’attivo ereditario e quale posizione spetti invece al coniuge superstite.

Comunione legale e beni personali: quali differenze bisogna conoscere?

Per comprendere la successione del coniuge è fondamentale distinguere tra beni comunibeni personali e beni soggetti alla comunione de residuo.

I beni già appartenenti alla comunione legale sono soggetti alle regole proprie dello scioglimento della comunione.

I beni personali, invece, rimangono normalmente estranei alla comunione, salvo le specifiche ipotesi previste dalla legge.

La comunione de residuo rappresenta una categoria intermedia particolarmente importante perché riguarda beni che, pur essendo nella disponibilità individuale di un coniuge durante il matrimonio, possono assumere rilevanza al momento dello scioglimento.

Successione del coniuge e conto corrente: cosa succede al denaro?

Un caso particolarmente significativo è quello del conto corrente intestato a uno dei coniugi.

Sul sito è già presente un approfondimento specifico, “Successione conto corrente e titoli in comunione legale” attività separata del coniuge e tali somme risultino ancora esistenti al momento dello scioglimento della comunione.

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Comunione legale e dichiarazione di successione

La presenza di beni comuni, beni personali e beni soggetti alla comunione de residuo può incidere anche sulla dichiarazione di successione.

È quindi necessario individuare correttamente la natura dei beni esistenti alla data del decesso e distinguere ciò che apparteneva già al patrimonio comune da ciò che apparteneva individualmente al coniuge deceduto.

Il sito dedica uno specifico approfondimento “A cosa serve la dichiarazione di successione” attivo ereditario.

Comunione de residuo e attività d'impresa del coniuge

La comunione de residuo può assumere particolare rilevanza quando uno dei coniugi esercita un’attività d’impresa.

Gli artt. 177 e 178 c.c. devono essere considerati per comprendere la sorte dei beni destinati all’impresa, degli utili e degli incrementi dell’attività imprenditoriale nei casi previsti.

Il tema diventa ancora più delicato quando il coniuge deceduto era titolare di partecipazioni societarie, percepiva utili o disponeva di altri diritti collegati all’attività d’impresa.

In questi casi è fondamentale distinguere la partecipazione societaria in sé dai proventi e dagli utili che possono assumere una diversa rilevanza nell’ambito della comunione de residuo.

Comunione de residuo e successione: perché la natura del diritto è importante

La qualificazione della posizione del coniuge superstite come diritto di credito ha conseguenze concrete sulla ricostruzione dei rapporti patrimoniali tra il coniuge e gli eredi.

Non si tratta quindi soltanto di una questione teorica.

La natura del diritto incide sulla modalità con cui devono essere ricostruiti i rapporti economici conseguenti allo scioglimento della comunione legale e sulla posizione del coniuge superstite rispetto alla successione.

Per questo motivo la comunione de residuo deve essere analizzata insieme alla situazione patrimoniale complessiva del defunto e alle modalità con cui i beni e i proventi sono stati acquisiti, conservati o utilizzati.

Comunione legale, successione e pianificazione patrimoniale

La disciplina della comunione legale può avere rilievo anche nella pianificazione patrimoniale e successoria della famiglia.

La scelta del regime patrimoniale dei coniugi, la natura dei beni acquistati, l’origine delle somme utilizzate e la sorte dei proventi possono infatti incidere sulla composizione del patrimonio che sarà trasferito agli eredi.

Quando esistono figli di precedenti relazioni, patrimoni rilevanti, attività imprenditoriali o partecipazioni societarie, la ricostruzione preventiva della situazione patrimoniale può diventare particolarmente importante.

La pianificazione deve comunque rispettare i diritti dei legittimari e le altre regole inderogabili del diritto successorio.

Nell’articolo “Ridurre la legittima con la comunione legale”, illustro come la comunione legale possa diminuire i diritti dei legittimari.

Domande frequenti sulla comunione de residuo e sulla successione del coniuge

La comunione de residuo è il meccanismo attraverso il quale determinati beni che durante il matrimonio erano nella disponibilità individuale di un coniuge assumono rilevanza al momento dello scioglimento della comunione legale, quando ricorrono i presupposti previsti dagli artt. 177 e 178 c.c.

La risposta dipende dalla natura del bene e dalla sua riconducibilità alla comunione de residuo. Tra le categorie rilevanti vi sono frutti, proventi dell’attività separata e determinati beni e incrementi collegati all’attività d’impresa.

Per i beni riconducibili alla comunione de residuo, la posizione del coniuge superstite deve essere ricostruita secondo la natura di diritto di credito affermata dalle Sezioni Unite della Cassazione.

Le Sezioni Unite della Cassazione, con sentenza 17 maggio 2022 n. 15889, hanno risolto il contrasto sulla natura giuridica della comunione de residuo riconoscendole natura obbligatoria e quindi di diritto di credito.

La questione dipende dalla natura delle somme depositate e dalla loro provenienza. Il sito dedica uno specifico approfondimento alla “successione del conto corrente e dei titoli in comunione legale” attività separata, possono assumere rilevanza ai sensi dell’art. 177 c.c. quando sussistono ancora al momento dello scioglimento della comunione legale.

Il TFR è espressamente considerato nell’articolo tra i proventi dell’attività separata del coniuge. La sua effettiva rilevanza deve essere valutata in relazione alla situazione concreta e alla sua sussistenza al momento dello scioglimento.

Secondo l’impostazione riportata nell’articolo, ai fini fiscali il bene personale va dichiarato per intero, salvo che venga dimostrata la sua suscettibilità a formare oggetto di comunione de residuo, con le conseguenze indicate nell’articolo.

La composizione del patrimonio comune e personale può incidere sulla quantità di beni che entra effettivamente nell’asse ereditario. La questione deve essere distinta dai diritti dei legittimari, che rimangono tutelati dalla disciplina successoria.

La scelta del regime patrimoniale può avere conseguenze sulla composizione futura del patrimonio familiare. Tuttavia, la pianificazione deve essere valutata nel rispetto delle norme sulla successione necessaria e dei diritti dei legittimari.