Solidarietà tra gli eredi per l’imposta di successione

Solidarietà eredi nel pagamento delle imposte di successione

La solidarietà tra gli eredi per l’imposta implica che  ciascun erede è obbligato al pagamento dell’intera imposta di successione complessivamente dovuta al Fisco.
Solidarietà: una volta presentata la dichiarazione di successione e autoliquidata l’imposta di successione eventualmente dovuta, questa dovrà essere pagata nelle diverse modalità e tempistiche consentite. Per approfondimenti è possibile consultare la pagina “Imposte di successione” Sebbene ad ogni erede competa la propria parte di imposta, commisurata al patrimonio attribuito ed al grado di parentela, è bene tener presente che  il pagamento che un erede fa della propria quota spettante non lo mette al riparo dal rischio che l’Agenzia delle Entrate richieda a lui anche le quote di competenza degli altri eredi che non hanno pagato la loro.

Esempio pratico

Coerede A esente da imposta di successione perché in franchigia, concorre con altro erede B non esente; se B non paga le imposte al Fisco, è tenuto a pagarle l’erede A? Attraverso questo esempio estremo si riesce a comprendere a pieno cosa significhi la solidarietà per l’imposta di successione. Sì, l’erede A potrebbe rispondere del versamento delle imposte non pagate dall’altro erede B, nonostante l’esenzione. Pare ingiusto, ma l’Agenzia delle Entrate deve garantirsi la massima possibilità di ritrarre il dovuto indistintamente da tutti gli eredi e/o legatari; più precisamente può chiedere l’intero a ciascuno a causa della solidarietà passiva.

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Normativa solidarietà

Ciò è dovuto alla norma tributaria,  art. 36, comma 1, D.lgs. 346/1990, che, nel prevedere che gli eredi sono obbligati solidalmente al pagamento dell’imposta nell’ammontare complessivamente dovuto da loro e dai legatari, richiama la nozione di solidarietà dettata dall’art. 1292 del codice civile. Questa disposizione, tra l’altro, chiarisce che l’obbligazione è in solido quando più debitori sono obbligati tutti per la medesima prestazione, in modo che ciascuno può essere costretto all’adempimento per la totalità e l’adempimento da parte di uno libera gli altri. Di conseguenza, in presenza di una pluralità di eredi, tutti devono ritenersi obbligati per la medesima prestazione nei riguardi del Fisco ed ognuno mantiene il diritto di regresso nei confronti degli altri condebitori. In sostanza potrebbe accadere di dover pagare anche la parte di imposte di altri eredi a causa della loro omissione, salvo poi, ovviamente, rivalersi su di loro. Con la riforma al TUS, operata dalla legge 104/2024, gli enti del Terzo Settore sono stati esentati dalla solidarietà passiva per il pagamento delle imposte di successione eventualmente dovute da altri successori, essendo tali enti esenti da ogni imposta.

Come fare

È consigliabile effettuare il pagamento dell’intera imposta con unico pagamento complessivo, magari creando prima apposito fondo da parte di tutti gli eredi. Nel caso in cui invece, come spesso accade, ciascun erede o legatario voglia provvedere al pagamento della propria parte, è opportuno coordinarsi tra eredi affinché venga informata l’Agenzia delle Entrate dei molteplici versamenti effettuati o da effettuarsi, il cui ammontare copre l’intera imposta. Informazione che può essere sia preventiva, fatta prima della liquidazione, o successiva.

Il legatario è obbligato solidale?

No, il legatario è obbligato al pagamento dell’imposta relativa al solo proprio legato. Gli eredi invece sono solidalmente obbligati al pagamento dell’intera imposta dovuta sia dagli eredi che dai legatari. Si veda art. 36 comma 1 e 5 TUS. Riepilogando, gli eredi sono ciascuno soggetti all’intera imposta dovuta dagli eredi stessi e dai legatari, questi ultimi no. Per approfondire la materia delle imposte applicabili alle successioni è possibile consultare anche la pagina dello Studio dedicata alle imposte di successione. Per gli aspetti relativi alla dichiarazione e agli adempimenti successori è inoltre possibile consultare la pagina dedicata a cosa serve la dichiarazione di successione.

Imposta di successione: chi deve pagare quando ci sono più eredi?

La solidarietà tra eredi nel pagamento dell’imposta di successione è uno degli aspetti fiscali che possono creare maggiore preoccupazione al momento dell’apertura di una successione. Molti eredi ritengono infatti che ciascuno sia obbligato a pagare esclusivamente la propria quota di imposta. Il problema è che, sul piano della responsabilità verso l’Amministrazione finanziaria, la posizione degli eredi non coincide necessariamente con la suddivisione interna dell’imposta tra i diversi successori. In altri termini, può esistere una differenza tra: quanto spetta economicamente a ciascun erede; e quanto il Fisco può richiedere al singolo erede in virtù della responsabilità solidale. Questa distinzione è fondamentale.

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La solidarietà tra eredi per l’imposta di successione

L’art. 36 del Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni, D.lgs. 346/1990, stabilisce che gli eredi sono obbligati solidalmente al pagamento dell’imposta nell’ammontare complessivamente dovuto da loro e dai legatari, salvo eccezioni. Il significato pratico è molto importante. Quando esistono più eredi, l’obbligazione tributaria non deve essere necessariamente considerata dal Fisco come una serie di debiti completamente separati e indipendenti. L’Amministrazione finanziaria può infatti rivolgersi ad un erede per il pagamento dell’importo complessivamente dovuto nei limiti previsti dalla disciplina applicabile. La solidarietà serve quindi a garantire il credito erariale, lasciando poi ai soggetti che abbiano sostenuto un esborso superiore a quello di loro competenza i rapporti interni con gli altri obbligati. Cosa significa concretamente solidarietà passiva? La solidarietà passiva è disciplinata, sul piano civilistico generale, dall’art. 1292 c.c. Quando più soggetti sono obbligati in solido per la medesima prestazione, il creditore può chiedere l’adempimento anche per l’intero ad uno solo dei debitori solidali. Il pagamento effettuato da uno libera gli altri nei confronti del creditore per la parte corrispondente all’adempimento. Nel rapporto interno tra i condebitori, invece, possono sorgere diritti di regresso. Questo è il motivo per cui un erede potrebbe essere costretto a pagare una somma superiore a quella che, secondo la ripartizione interna, avrebbe dovuto sostenere. Dopo il pagamento potrà eventualmente rivalersi nei confronti degli altri soggetti obbligati, secondo le regole applicabili.

Un esempio: due eredi e uno solo non paga

Immaginiamo una successione con due eredi: Erede A: imposta di propria competenza pari a 4.000 euro. Erede B: imposta di propria competenza pari a 6.000 euro. L’imposta complessivamente dovuta è quindi di  10.000 euro. Se B non provvede al pagamento, il problema non rimane necessariamente confinato al rapporto tra B e l’Agenzia delle Entrate. Per effetto della responsabilità solidale prevista dall’art. 36 TUS, l’Agenzia può rivolgersi ad A per la riscossione dell’imposta complessivamente dovuta, nei limiti previsti dalla normativa. A potrebbe quindi trovarsi costretto a sostenere anche il pagamento dell’importo riferibile a B. A quel punto, il problema si trasferirebbe sul rapporto interno tra i coeredi, con possibilità per A di rivalersi nei confronti di B nei limiti e secondo le regole applicabili. Questo è il vero signi ficato pratico della solidarietà.

Se un erede è esente per franchigia deve comunque preoccuparsi?

Questo è uno dei quesiti più interessanti. Supponiamo che: Erede A sia beneficiario di una franchigia tale da non dover versare, personalmente, imposta di successione; Erede B, invece, sia tenuto al pagamento dell’imposta. La domanda è: se B non paga, A può essere chiamato a rispondere? Il fatto che A non abbia imposta da versare sulla propria attribuzione non significa automaticamente che sia estraneo alla responsabilità solidale prevista per gli eredi. È proprio il caso estremo già affrontato nell’articolo originale e che rappresenta uno dei motivi per cui la corretta comprensione della solidarietà è così importante. Naturalmente la concreta applicazione deve essere verificata alla luce della normativa vigente e della specifica posizione degli eredi.

La franchigia dell'erede e la solidarietà sono due questioni diverse

È importante non confondere due concetti. La franchigia riguarda la determinazione dell’imposta riferibile all’acquisto del singolo beneficiario. La solidarietà riguarda invece il rapporto tra i soggetti obbligati e l’Amministrazione finanziaria. Per questo motivo non è corretto ragionare semplicemente: “Io non devo pagare imposta perché sono in franchigia, quindi il Fisco non può chiedermi nulla.” La questione della franchigia e quella della responsabilità solidale devono essere tenute distinte. Per approfondire il calcolo dell’imposta e le franchigie applicabili ai diversi rapporti di parentela è disponibile la pagina dello Studio sulle  imposte di successione.

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Il legatario deve pagare l’imposta di successione?

Sì, ma la sua posizione è diversa da quella dell’erede. L’art. 36, comma 5, TUS prevede che i legatari sono obbligati al pagamento dell’imposta relativa ai rispettivi legati. Il legatario non assume quindi, per il solo fatto di essere legatario, la stessa posizione dell’erede rispetto all’intera obbligazione tributaria. La differenza tra: obbligazione dell’erede e obbligazione del legatario è quindi fondamentale.

Gli eredi rispondono anche dell’imposta dovuta dal legatario?

Sì. Questo è uno degli aspetti più sorprendenti della disciplina. L’art. 36, comma 1, stabilisce infatti che gli eredi sono obbligati solidalmente all’imposta complessivamente dovuta da loro e dai legatari, mentre il comma 5 stabilisce l’obbligo del legatario limitatamente all’imposta relativa al proprio legato. Ne deriva che la posizione dell’erede può essere fiscalmente più ampia rispetto a quella del singolo legatario. In una successione con eredi e legatari è quindi importante conoscere preventivamente l’ammontare complessivo delle imposte e coordinare correttamente i pagamenti.

Cosa succede se il legatario non paga?

La disciplina presenta proprio per questo una caratteristica particolare. L’erede può essere chiamato a rispondere anche dell’imposta complessivamente dovuta dai legatari. La pronuncia della Corte di giustizia tributaria del Piemonte n. 592/2024 ha ribadito che la solidarietà degli eredi comprende anche l’imposta dovuta dai legatari e che, in caso di mancato pagamento del legatario, gli eredi possono essere coobbligati verso il Fisco, fermo il successivo eventuale regresso secondo le regole civilistiche. Questo conferma quanto sia importante non considerare la posizione fiscale di ogni beneficiario come completamente autonoma.

Il diritto di regresso tra gli eredi

La solidarietà opera principalmente nel rapporto con il Fisco. Diverso è invece il  rapporto interno tra gli eredi. Se un coerede paga una somma maggiore rispetto a quella che avrebbe dovuto sopportare in base alla propria posizione, può sorgere il diritto di rivalersi nei confronti degli altri soggetti che avrebbero dovuto contribuire. È quindi possibile che: il Fisco venga integralmente soddisfatto da un solo erede; e successivamente l’erede che ha pagato chieda agli altri di restituirgli quanto di loro competenza. Questa distinzione tra rapporto esterno con l’Amministrazione finanziaria e rapporto interno tra coeredi è essenziale. Cosa succede se il coerede non ha denaro sufficiente per pagare? La solidarietà può diventare particolarmente problematica quando uno dei coeredi:

  • non dispone di liquidità;
  • si rifiuta di pagare;
  • è già indebitato;
  • è irreperibile;
  • si trova in una situazione finanziaria difficoltosa;
  • non può contribuire tempestivamente.

Il rischio è che gli altri eredi debbano anticipare quanto necessario per evitare conseguenze fiscali. È quindi opportuno  organizzare preventivamente il pagamento delle imposte, soprattutto quando l’imposta complessiva è significativa.

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Conviene creare un fondo comune tra gli eredi?

La disciplina presenta proprio per questo una caratteristica particolare. L’erede può essere chiamato a rispondere anche dell’imposta complessivamente dovuta dai legatari. La pronuncia della Corte di giustizia tributaria del Piemonte n. 592/2024 ha ribadito che la solidarietà degli eredi comprende anche l’imposta dovuta dai legatari e che, in caso di mancato pagamento del legatario, gli eredi possono essere coobbligati verso il Fisco, fermo il successivo eventuale regresso secondo le regole civilistiche. Questo conferma quanto sia importante non considerare la posizione fiscale di ogni beneficiario come completamente autonoma.

Conviene creare un fondo comune tra gli eredi?

Dal punto di vista pratico può essere utile che gli eredi si coordinino per garantire la provvista necessaria al pagamento delle somme dovute. È una soluzione particolarmente ragionevole quando:

  • gli eredi sono numerosi;
  • il patrimonio comprende immobili;
  • la successione presenta una componente fiscale significativa;
  • uno o più eredi potrebbero avere difficoltà di liquidità.

Il coordinamento preventivo permette inoltre di evitare che uno solo degli eredi si trovi improvvisamente a sostenere l’intero esborso per poi dover recuperare le somme dagli altri.

Attenzione: dal 2024 è cambiata la disciplina dell’imposta di successione

La disciplina tributaria delle successioni ha subito importanti modifiche con il D.lgs. 139/2024. Tra le novità vi è l’introduzione del principio di autoliquidazione dell’imposta di successione. L’Agenzia delle Entrate ha fornito indicazioni operative con la circolare n. 3/ E del 16 aprile 2025.

Come si paga oggi l’imposta di successione?

Con la riforma entrata in vigore nel 2024, l’imposta di successione rientra nel meccanismo dell’autoliquidazione. La pagina dello Studio dedicata alle  riporta già il meccanismo aggiornato: L’imposta di successione deve essere autoliquidata dal dichiarante e versata entro il termine previsto dalla normativa vigente. In particolare, il sistema attuale prevede il versamento dell’imposta di successione entro 90 giorni dalla scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione di successione. È inoltre prevista, per importi superiori a 1.000 euro e in presenza delle condizioni stabilite dalla disciplina, la possibilità di rateizzare il pagamento. Per approfondimenti a riguardo consulta la pagina del sito “imposte di successione”.

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Cosa succede se l’Agenzia delle Entrate accerta un’imposta maggiore?

L’autoliquidazione non significa che il contribuente sia libero da successivi controlli. L’Agenzia delle Entrate verifica infatti la correttezza della dichiarazione e dei versamenti. Se l’Ufficio rileva una maggiore imposta principale dovuta, può emettere un avviso di liquidazione. Secondo la disciplina attuale, l’Ufficio invita il contribuente al pagamento entro il termine previsto, con gli ulteriori importi eventualmente dovuti a titolo di sanzioni e interessi. Questo è un altro elemento che rende opportuno distinguere: autoliquidazione iniziale da eventuale successiva liquidazione da parte dell’Ufficio.

Cosa cambia per gli eredi con il nuovo sistema?

Il principio della responsabilità solidale degli eredi non deve essere confuso con il cambiamento delle modalità di liquidazione dell’imposta. Sono due piani diversi. La riforma ha modificato il meccanismo con cui viene determinata e versata l’imposta. L’art. 36 TUS, però, continua a disciplinare i soggetti obbligati al pagamento e la relativa solidarietà, con il testo aggiornato dal 3 ottobre 2024. Il beneficio d’inventario limita la responsabilità dell’erede? Questo è un aspetto particolarmente importante. Il comma 2 dell’art. 36 prevede che il coerede che abbia accettato l’eredità con beneficio d’inventario è obbligato solidalmente al pagamento ai sensi del comma 1,  ma nel limite del valore della propria quota ereditaria.

Chiamato all’eredità e imposta di successione

L’art. 36 TUS disciplina anche la situazione nella quale l’eredità non sia ancora stata accettata, oppure non sia stata accettata da tutti i chiamati. Il comma 3 prevede specifiche regole per i chiamati all’eredità e per gli altri soggetti obbligati alla dichiarazione, con esclusione dei legatari, stabilendo una responsabilità nei limiti del valore dei beni ereditari rispettivamente posseduti. La disciplina tributaria può quindi presentare una differenza rispetto alla disciplina civilistica dell’accettazione dell’eredità. Questo aspetto deve essere considerato quando, dopo il decesso, alcuni chiamati non abbiano ancora assunto una posizione definitiva sull’accettazione. Erede con beneficio d’inventario: attenzione alla riscossione La questione non è soltanto teorica. Con provvedimento n. 9916/2026 la Cassazione si è pronunciata su una controversia riguardante un erede che aveva accettato con beneficio d’inventario, chiarendo profili relativi alla riscossione dell’imposta in rapporto alla procedura di liquidazione dei debiti ereditari. Questo conferma l’opportunità di non trattare il beneficio d’inventario come un semplice dettaglio. Quando la successione presenta debiti ereditari importanti, l’imposta di successione e la posizione dell’erede beneficiato devono essere valutate insieme alla procedura di liquidazione dell’eredità.

Imposta di successione e dichiarazione di successione

La dichiarazione di successione rappresenta un passaggio fondamentale per gli adempimenti fiscali connessi alla successione. Lo Studio dedica una specifica pagina a cosa serve la dichiarazione di successione, nella quale vengono esaminate la presentazione, la documentazione, i beni da dichiarare e gli adempimenti successivi. La corretta individuazione degli eredi e dei legatari è particolarmente importante anche ai fini fiscali. Occorre infatti distinguere: chi è erede; chi è legatario; quale attribuzione riceve; quale imposta è dovuta; quale soggetto è obbligato al pagamento. Qual è la differenza tra erede e legatario ai fini dell’imposta? La distinzione è fondamentale. L’erede è soggetto alla responsabilità solidale prevista dall’art. 36 TUS per l’importo complessivamente dovuto secondo la disciplina applicabile. Il legatario, invece, è obbligato al pagamento dell’imposta relativa al proprio legato. Quindi, in termini molto semplici: il legatario paga la propria imposta; l’erede può essere chiamato a rispondere anche dell’imposta riferibile ad altri soggetti. È una delle caratteristiche più importanti della fiscalità successoria.

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Se un erede paga tutto, può recuperare dagli altri?

In linea generale, il pagamento dell’intero dovuto da parte di un solo soggetto non significa che egli debba sopportare definitivamente anche la parte spettante agli altri. La solidarietà verso il Fisco e i rapporti interni tra coeredi sono infatti aspetti distinti. L’erede che abbia sostenuto un esborso superiore a quello che gli compete può valutare il diritto di regresso verso gli altri coobbligati. Questo aspetto può diventare particolarmente rilevante quando un erede si rifiuti di contribuire volontariamente. In presenza di una controversia sarà quindi necessario ricostruire: quanto avrebbe dovuto pagare ciascun soggetto; quanto è stato effettivamente versato; chi ha effettuato i pagamenti; quale sia il titolo dell’eventuale richiesta di rimborso interno.

E se uno dei coeredi è insolvente?

Questo è uno dei problemi pratici più delicati. La solidarietà è pensata proprio per garantire il credito fiscale, ma può generare conseguenze economiche particolarmente pesanti nei rapporti tra gli eredi. Se uno dei coeredi è insolvente, l’erede che ha pagato per evitare l’inadempimento fiscale potrebbe trovarsi nella situazione di avere un credito di regresso difficile da recuperare. Per questo, nelle successioni caratterizzate da patrimoni importanti o da rapporti familiari conflittuali, è consigliabile organizzare preventivamente la ripartizione delle spese e dei versamenti.

Come coordinare il pagamento tra più eredi

Quando ci sono diversi eredi, è consigliabile mantenere una documentazione chiara dei versamenti. È utile conservare:

  • ricevute F24;
  • comunicazioni tra gli eredi;
  • conteggi dell’imposta;
  • documentazione relativa alle quote;
  • eventuali accordi sulle anticipazioni;
  • documentazione bancaria dei pagamenti.

In questo modo, se un erede anticipa somme spettanti agli altri, sarà più semplice ricostruire successivamente il rapporto interno.

Gli eredi possono accordarsi per dividere l’imposta?

Sul piano pratico è normale che gli eredi si accordino su chi effettua materialmente il pagamento. Ma bisogna distinguere: la ripartizione interna del costo dalla responsabilità fiscale verso l’Amministrazione finanziaria. Un accordo tra coeredi può disciplinare chi anticipa materialmente una somma, ma non modifica automaticamente i soggetti individuati dalla legge come obbligati verso il Fisco. Questa distinzione è particolarmente importante quando uno dei coeredi è poco collaborativo.

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Imposta di successione: errori da evitare

Quando ci sono più eredi è opportuno evitare alcuni errori. Primo errore: pagare solo la propria quota e considerare conclusa la vicenda La solidarietà può comportare una responsabilità più ampia del singolo esborso iniziale. Secondo errore: confondere franchigia e solidarietà Essere esenti o beneficiare di una franchigia non significa necessariamente essere estranei alla disciplina della responsabilità solidale. Terzo errore: confondere erede e legatario La loro posizione fiscale è differente. Quarto errore: ignorare il beneficio d’inventario L’art. 36 TUS prevede una specifica disciplina per il coerede beneficiato. Quinto errore: utilizzare informazioni precedenti alla riforma 2024 La disciplina del pagamento dell’imposta di successione è cambiata e oggi deve essere considerato il sistema dell’autoliquidazione.

Perché è importante aggiornare la dichiarazione di successione alle nuove regole?

La riforma tributaria ha reso ancora più importante la corretta preparazione della dichiarazione di successione. La pagina dello Studio dedicata alle imposte di successione evidenzia già il nuovo sistema di autoliquidazione dell’imposta di successione, oltre alla possibilità di rateizzazione nei casi previsti. Una corretta istruttoria permette di individuare in anticipo: attivo ereditario, passivo deducibile, franchigie, aliquote, agevolazioni e imposta da versare. È quindi opportuno che la questione fiscale venga affrontata insieme alla ricostruzione patrimoniale della successione.

Imposte di successione e patrimonio ereditario

Il calcolo dell’imposta richiede una corretta ricostruzione dei beni e dei diritti caduti in successione. Possono assumere rilievo, tra gli altri:

  • immobili;
  • aziende;
  • partecipazioni;
  • crediti;
  • titoli;
  • denaro;
  • gioielli;
  • beni mobili;
  • rendite e pensioni.

Devono essere valutate anche le passività deducibili, ove ricorrano i presupposti. Sul sito dello Studio è disponibile un approfondimento specifico sulle passività deducibili in dichiarazione di successione.

Solidarietà eredi imposta successione: cosa bisogna ricordare?

Il principio fondamentale può essere riassunto in questo modo: la suddivisione economica dell’imposta tra gli eredi non coincide necessariamente con la responsabilità di ciascun erede nei confronti del Fisco. La normativa sulla solidarietà deve quindi essere considerata anche quando gli eredi abbiano concordato internamente una precisa ripartizione dell’imposta. Il rapporto interno tra coeredi e il rapporto tributario con l’Amministrazione finanziaria sono due piani distinti.

Considerazioni finali

La solidarietà degli eredi nel pagamento dell’imposta di successione è un tema che merita particolare attenzione perché può produrre conseguenze economiche anche per l’erede che abbia regolarmente adempiuto alla propria parte. La regola generale dell’art. 36 TUS prevede la responsabilità solidale degli eredi per l’imposta complessivamente dovuta secondo la disciplina vigente, mentre i legatari sono obbligati per l’imposta relativa ai rispettivi legati. Nel frattempo, la disciplina fiscale delle successioni è stata modificata. Dal 2024 è intervenuta una riforma significativa che ha introdotto il principio dell’autoliquidazione dell’imposta di successione e ha modificato anche l’art. 36 TUS. Per questo, oggi è necessario distinguere attentamente tra: dichiarazione di successione; autoliquidazione dell’imposta; eventuale successivo controllo dell’Agenzia delle Entrate; responsabilità solidale degli eredi; obbligo del legatario; beneficio d’inventario; rapporti interni di regresso tra coeredi. Una corretta gestione della successione non riguarda quindi soltanto la presentazione della dichiarazione, ma anche la verifica preventiva delle imposte e della posizione di ciascun successore.

Domande frequenti solidarietà tra eredi e imposta di successione

Sì. L’art. 36 del D.lgs. 346/1990 prevede che gli eredi siano obbligati solidalmente al pagamento dell’imposta nell’ammontare complessivamente dovuto da loro e dai legatari, secondo la disciplina vigente.

La responsabilità solidale può comportare che un erede venga chiamato a rispondere anche del mancato pagamento degli altri soggetti obbligati, nei limiti previsti dalla normativa. L’erede che abbia sostenuto un pagamento superiore a quello di propria competenza può poi valutare il diritto di regresso.

La franchigia e la responsabilità solidale sono questioni differenti. Il fatto che sulla propria attribuzione non sia dovuta imposta per effetto della franchigia non esclude automaticamente la valutazione della responsabilità solidale prevista dall’art. 36 TUS.

Sì. Il legatario è obbligato al pagamento dell’imposta relativa al proprio legato. La sua posizione è però diversa da quella dell’erede, che risponde secondo il regime di solidarietà previsto dall’art. 36 TUS.

Sì. L’art. 36, comma 1, TUS prevede che gli eredi siano obbligati solidalmente per l’imposta complessivamente dovuta dagli eredi e dai legatari.

Nei rapporti interni tra coobbligati può sorgere un diritto di regresso dell’erede che abbia sostenuto un esborso superiore alla propria parte. La concreta possibilità di recupero deve essere valutata sulla base della situazione specifica.

L’art. 36, comma 2, TUS, stabilisce che il coerede che ha accettato con beneficio d’inventario è obbligato solidalmente, ma nel limite del valore della propria quota ereditaria.

Dal 2024 la disciplina prevede il principio dell’autoliquidazione dell’imposta di successione. L’imposta viene quindi determinata e versata secondo le modalità e i termini previsti dalla disciplina vigente, mentre l’Agenzia delle Entrate mantiene poteri di controllo e può procedere alla liquidazione di eventuali maggiori somme dovute.

È importante verificare preventivamente l’importo dell’imposta e organizzare il pagamento tra gli eredi. Nei casi previsti dalla legge può inoltre essere disponibile la rateizzazione dell’imposta di successione.

È consigliabile ricostruire preventivamente il patrimonio ereditario, calcolare l’imposta, stabilire come verranno effettuati i versamenti e conservare la documentazione dei pagamenti effettuati da ciascun erede. In caso di patrimonio complesso o di conflitti tra coeredi è opportuno richiedere una consulenza professionale.

Consulenza e assistenza

La corretta gestione fiscale della successione richiede particolare attenzione quando sono presenti più eredi, legatari, patrimoni immobiliari rilevanti o differenze significative nelle quote e nelle franchigie spettanti ai beneficiari. Lo Studio Legale Gallenga, con sede a Firenze, si occupa di successioni e di tutti gli aspetti connessi alla gestione ereditaria, compresa la dichiarazione di successione, il calcolo delle imposte, le agevolazioni, le problematiche tra eredi e la ricostruzione del patrimonio ereditario. È possibile approfondire la materia attraverso la pagina dello Studio dedicata alle  imposte di successione oppure quella dedicata alla dichiarazione di successione. Per una valutazione della propria situazione è possibile  contattare lo Studio.

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